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Quel giorno era uno come tanti, il solito appuntamento e la gioia di rivedersi. Era una strana amicizia. Si amavano ma, per una serie di situazioni, non erano mai andati oltre un abbraccio eppure ognuno dei due sentiva profondamente ciò che li legava. 

“Sai, mi piacerebbe bendarti e fare l'amore con te!”. Lei lo guardò negli occhi sorridendo: 

“Lo sai che non lo farei, mi conosci, e poi, io bendata? E se ti bendassi io?”. 

Lui rimase pensieroso, non era la cosa nella sua indole però, provò ad immaginare la situazione ed accettò ma ad una condizione, lo sarebbero stati entrambi. In un primo momento gli affiorarono alla mente situazioni comiche come il cercarsi in una stanza a “mosca cieca”, inciampare in mobili e saltellare su un piede reprimendo imprecazioni, certo che di sensualità ve né sarebbe stata ben poca ed il tutto sarebbe finito a risate. 

La desiderava, ogni giorno di più sentiva crescere in lui un qualcosa che aveva timore di definire ma si rendeva conto che provava una sorta di pudore nei suoi confronti, anzi, impaccio. Assurdo, aveva avuto molte donne, e di certo non era più un timido ragazzino ed allora perché questa paura? 

Sapeva che lei non aveva mai avuto un uomo, sarebbe stata la prima volta, ecco forse era questo, avrebbe voluto donarle qualcosa pari ai sentimenti ma nulla gli sarebbe apparso sufficiente. Pensieri non svelati che rimasero ad aleggiare nella sua mente, poi si riscosse: 

“Andiamo!” - disse deciso prendendola per un braccio e così facendo la condusse dinanzi un negozio di foulard di seta. 

“Prendine due, uno per te ed uno per me, ma che siano speciali!”. 

Quando uscirono diretti verso l'albergo di lei, la tenne stretta, il braccio sulla spalla, sentiva la sua emozione, la percepiva attraverso le dita. In stanza vi fu un momento di imbarazzo, erano lì, uno dinanzi l'altro, soli, la porta chiusa. Entrambi turbati, consapevoli di un qualcosa che avrebbe potuto cambiare molto fra loro, un vortice di emozioni e desideri. 

“Questo non è un gioco, lo sai! Senza vederci assaporeremo l'odore dell'altro, i nostri corpi sentiranno, esploreranno, parleranno di noi!” - disse lui. 

Le porse uno dei foulard ed aspettò che glielo annodasse sugli occhi, poi fece lo stesso con lei. La iniziò ad accarezzare dolcemente sulle spalle mentre delicatamente le dita salivano lungo il collo, le sfioravano il viso per poi infilarsi nei capelli massaggiandole la nuca. Vi era quasi un timore, una delicatezza innata in quelle mani come toccassero un fiore dai petali limpidi. Labbra si accostarono alle labbra a cercarne la morbidezza, ad assaporarne il contatto in un brivido di caldo piacere. 

Si posavano momentanei per poi fuggire e tornare ancora, mentre i loro corpi aderivano sempre di più sino a che il desiderio fu onda e caddero i vestiti scivolando ai loro piedi. Un passo, un solo passo di lui che la spingeva lievemente sino a quel letto mentre il corpo di lei fremeva e vibrava, corde di una arpa da cui si spandeva la musica dell'amore. 

Profumi di pelle nel calore di quei corpi ora lievi, ora forti, e le bocche, senza ritegno alcuno, si cercavano con le loro lingue come serpenti. Labbra che scivolarono su di lei a succhiare capezzoli, ora indugiando, ora ritraendosi per poi scendere sempre più giù con la lingua calda, umida, carnosa che le si faceva strada fra le cosce. 

Il profumo del suo sesso gli riempì le narici, lo stordì per un attimo portandolo al di fuori del tempo e dello spazio, ne gustò il sapore dolce ed aspro mentre la punta della lingua si insinuava nel suo solco, vi affondava dentro, indietreggiava per risalire verso il clitoride. Sino a tormentarlo con lievi pressioni, vi girava attorno, lo succhiava, facendolo rizzare, mentre il ventre si sollevava sporgente offrendosi a lui. 

Si girò, risalì verso il corpo di lei quasi scivolandole sopra mentre la ricopriva di baci ed i suoi umori lo bagnarono ovunque, la penetrò delicatamente, a tema di farle male, entrò, uscì, in una lenta tortura senza smettere di baciarla, senza smettere di tenere le mani nei suoi capelli e stringerla a sé. 

Sentiva il cuore palpitare forte contro il suo, quel battito che pareva tutt'uno ed il respiro farsi più intenso, più veloce, le dita tremare mentre lo stringevano. Entrò sempre più dentro, completamente, corpi che gemevano e ansimavano. In seguito fu la volta di lui. 

Lei le sfilò la benda e tolse la sua, lo guardò negli occhi, dolcemente, senza una parola strinse a sé il suo membro. Con abilità e bravura lo portò lentamente all'apice di quel piacere prolungato e sospirato, finché non sopraggiunse l'onda di lui che l'allagò tutta. 

Con vera passione, furono un unico corpo e un'unica anima.

 

Scritto da Re di Cuori  


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