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Quando sono intento a scrivere, di solito, mangio poco e bevo tanto ascoltando sempre della musica classica di sottofondo. In questa stagione di primo autunno poi, godo di una luce speciale che non da calore e questo permette di lavorare con le finestre aperte pur lasciando le tendine tirate. Abito in una pensione sopra al bar del paese dove, dal pomeriggio tardo sin dopo cena, la gente è solita ritrovarsi per fare quattro chiacchiere, per un aperitivo o solo per mostrare al prossimo gli ultimi acquisti fatti in città… e parliamo di orologi, di tablet, di cellulari per gli uomini mentre le donne sono solite farsi confidenze su vestiti, scarpe e biancheria intima. Dalla mia posizione, con le imposte accostate è difficile non perdersi certi sospiri… forse è l’acustica della piazza, così raccolta, che crea “ascolto”.
Così, una sera tardi mi giunse all’orecchio un fitto bisbigliare… incuriosito dal fatto, con cautela, mi avvicinai agli scuri. Dopo un attimo di suspense iniziai a udire nettamente la Signora Livia, moglie del farmacista, che stava raccontando che prima di uscire aveva indossato calze nuove con reggicalze in tinta e  perizoma quasi inesistente. Questa cosa, fatta all’oscuro dal marito, le stava mettendo un vistoso ed inconsueto fermento addosso… si confidava con Lucia e Marta… amiche di infanzia. Lucia s’era sposata con un impiegato delle poste di un paese limitrofo, mentre Marta aveva avuto la sventura di accasarsi con un militare in carriera. Dalla mia posizione vidi che Livia aveva un voglia tutta femminile di mostrare il proprio corredo alle amiche… mentre loro ridacchiando le tenevano gioco istigandola a “trasgredire” proprio lì dove c’erano tutti. Lucia da sotto il tavolino le carezzava lascivamente con una mano una coscia mentre Marta, con la scusa di mostrarle le sue nuove décolleté, le strusciava un piede sulla gamba opposta… Livia era imbambolata… sembrava ribollire al pensiero di acconsentire a qualcosa dalla parvenza di un gioco erotico… quando in un ansimo di piacere tentò di sbottonarsi il soprabito che a mala pena la copriva e con gesto di sistemarsi i capelli sollevò la testa per un attimo. Mi vide… io ero rimasto immobile affascinato dalla sensualità di quelle tre donne che, innocentemente, stavano giocando a fare le femmine. Per nulla impaurita, sottovoce mise a rapporto le amiche che in silenzio, e discrezione, coperte dal vociare della piazza e degli avventori del bar, a turno fecero capolino per sincerarsi che c’era proprio qualcuno a gustarsi le loro confidenze. Detto fatto, facendo finta di nulla spostarono le loro sedie a mo’ di sipario… ma per non essere viste da coloro che erano in strada… mentre la nuova loro posizione per assurdo stava favorendo la mia visuale… capii… avevano deciso di giocare al gatto con la topa!!!!!
Con determinata noncuranza iniziarono a parlare di cucina… e sul ripieno delle zucchine Livia scostò la gonna per darmi modo di vedere quello splendido regalo… si muoveva… quasi sentisse che la stavo strusciando con gli occhi… che l’avrei presa con tutte le mie mani, prima e poi…  un attimo poi riabbassò la gonna mentre Marta aveva però accavallato le gambe… scarpe di lacca che si stava lisciando per poi carezzarsi le calze fino a liberare la balza delle autoreggenti alla mia vista. Ero in affanno… feci il segno “ok” con la mano dall’alto… e fecero subito seguito dei risolini di compiacimento divertito. A quel punto Lucia che indossava un bel tailleur si infilò la mano dentro la camicetta iniziando una specie di massaggio sul seno… che si rilevò invece essere il movimento idoneo a catapultare fuori dal reggiseno una mammella turgida con un capezzolo grosso e scuro. Oddio… feci segno con le due dita a “V” per trasmettere il mio totale compiacimento… e tutto questo avveniva a 5 metri dal tavolino dove stavano seduti i loro rispettivi consorti a parlare della partita di calcio del pomeriggio.
Mi avevano eccitato quelle tre educande di paese… ora mi domandavo cosa mai si stessero dicendo… quando sentii il rumore delle sedie di metallo strusciare sul selciato mi affacciai di corsa e riuscii a vedere solo il culo splendido di quelle tre gran femmine prendere la strada di casa, stando tre passi indietro dal terzetto di testa formato dai rispettivi coniugi mezzi alticci! Una delle tre,  Marta, si voltò sorridendo… lanciando un bacio in direzione della mia finestra… le era piaciuto il gioco inaspettato…
Preso dal pensiero di quelle immagini ancora ben vive nella mente, delle tre che m’avevano rapito in un perverso gioco,  iniziai a toccarmi vistosamente e con ingordigia anche perché il sesso mi era diventato così abnorme e vistosamente teso a gonfiare i calzoni… non feci a tempo a riaccendere la luce della stanza che bussarono alla porta e fu un tutt’uno l’entrare di Anna con il vassoio della cena… mi guardò,  imbarazzata e vergognosa… cercava di dirmi balbettando, senza togliere i suoi occhi dal mio pene, che aveva portato la cena! La figlia del gestore della pensione era una donna assai piacente, moglie del cuoco… repressa e relegata in quel minuscolo paesino per portare avanti l’attività del padre. Io, imbarazzato, non riuscendo a camuffare la situazione le dissi di poggiare il vassoio sullo scrittoio…  in tutto questo balbettìo si vede però che uno dei due venne sopraffatto dal traballare delle emozioni e degli istinti di pelle che calamitavano l’uno verso l’altra…  sentii la mano di Anna lisciarmi lentamente ma con presa sicura il pantalone… era oramai abbarbicata con le tette sul mio petto… le mie mani erano diventate delle escavatrici su di lei… le sollevai la gonna ma m’incagliai ben presto in una ghirlanda di legacci d’alto bordo… Anna ansimava dal piacere… nella concitazione era ben riuscita a tirarmi fuori l’uccello e lo stava segando con tenera ed avida bravura… a mala pena riuscivo a distinguere le voci che ora venivano dal piano terra della pensione dove la sorella di Anna inveiva contro i loro bambini che giocavano a rincorrersi per le scale… “ma possibile che siete così pesti voi tre…” era come un lontana presenza che non capivo, in quel frangente di stordimento erotico, come potessi riuscire a  captarle.
Anna mi aveva spinto lontano dallo scrittoio, fino a sdraiarmi sul letto e, abbassati  i pantaloni stava provvedendo a spompinarmi con grande passione… aveva labbra di burro ed il mio piacere era dislocato tra la schiena e le gambe che fremevano… lei chinata tra le mie cosce era semivestita… la mia mano le tampinava le tette mentre l’altra tentava di arrivare al pelo…  mugolava mentre io sbavavo… e proprio in questo convulso raptus vidi avvicinarsi un’ombra che veniva anch’essa dalla parte della porta… la vidi in volto, era Adele, la sorella di Anna.  Appena ebbe chiaro il conto di quanto stesse succedendo nella stanza 102, senza perdersi d’animo, chiuse la porta a chiave. L’aveva lasciata aperta Anna… ma Lucia era dentro!!! “Ecco dove stava la maialona di mia sorella”… dicendo ciò venne a sedersi accanto a me che non riuscivo a credere a nulla se non fosse stato per il cazzo che mi stava tirando da pazzi… Adele, scostandosi il vestito mi offrì la sua tetta… anche quella di un sodo impensabile… forse il sodo di chi non ha mai avuto troppe divagazioni!!! Prese la mia mano protesa verso la sorella e se la portò tra le cosce… sentii un pelo morbido e umido… aveva la fica già bella umida… scottava… Anna per un attimo staccò la bocca dal mio uccello e finalmente si accorse della presenza della sorella. Fu un attimo… scostò il perizoma e interamente vestita si mise a cavalcioni del mio cazzo. Se lo fece entrare tutto… mi fece male alle palle… C’era un odore di sesso che dava alla testa… Cavalcava quasi fosse stata la prima scopata della sua vita… ma, nonostante due figlie avute dal matrimonio, aveva una fica ancora stretta e guduriosa ed a quel punto non ci volle troppo per farmi arrivare. Un istante prima dell’eruzione si sfilò il cazzo dalla fica facendomi eiaculare dentro una sua scarpa… Le innaffiai i piedi… Adele era lì, compiaciuta, che stava godendo del mio masturbarla… appena finito ciò Anna si scansò ed io mi inginocchiai davanti Adele aprendole le gambe… mi immersi in una caverna così bella e la mia lingua iniziò a leccarla tutta… profondamente dentro, contro le pareti della vagina… poi arrivato al clito fu impossibile non succhiarlo e morderlo e giocarci attorno, lo sentivo farsi duro e turgido sotto la punta della mia lingua…… la stavo spompinando ora e lei ansimava e si dimenava sul letto. Nel frattempo Anna aveva preso a sditalinarsi nel guardarci… il mio cazzo ancora grondava liquido ma si ringalluzzò nel vedere Adele posizionarsi a ranocchia per essere penetrata anch’essa… non potevo permettere una tale disparità in famiglia… iniziò lei con un smorza candela lento quasi a tempo di musica…  la pompavo con piacere inaudito quando Anna mi si fece davanti con la sua lingua a frugare ancora la mia. Mi accorsi poi che aveva avuto cura di mettere la sua fica a portata di bocca della sorella… e così quella sera finì in un triangolo familiare degno dei migliori racconti del Boccaccio, anche se non so essere bravo nell’esposizione come lui. Venuto la seconda volta, soddisfatte entrambe, Anna  sollecitò convulsamente la sorella a ricomporsi in fretta… “dai che è quasi ora di servire ai tavoli da basso… sbrigati te… soffiami in faccia che son tutta avvampata”. Così con due gonnelline infoiate che cercavano una compostezza difficile, dopo poco mi ritrovai nuovamente solo in quella stanza con vista!!! Mi buttai sul letto stanco…  con l’odore degli umori delle due ancora in aria e nel cervello e sotto al naso… mi addormentai semi vestito pensando che il giorno dopo avrei potuto rivederle ancora… o forse no! Comunque posso dire che avevo proprio una splendida camera con vista sul mondo… pronta a darmi sempre aria fresca, respiro e poi, chissà… potrebbe continuare questa storia… le premesse fanno ben sperare!!!

 

Scritto da ©Joolhan ~ http://dgitales.wordpress.com/


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